Street Fighter V – Mangeresti una pizza cruda?

Street Fighter V – Mangeresti una pizza cruda?

Vi invito a Leggere fino alla fine che c’è il plot twist, eh. È notizia delle ultime ore che Street Fighter V, il quinto capitolo della serie picchiaduro di Capcom approdato in esclusiva console per PlayStation 4 e su PC, abbia visto distribuire in tutto il mondo meno di 100.000 copie negli ultimi sei mesi. La cifra includerebbe le vendite (accertate) in formato digitale, dipingendo attorno al primo titolo AAA nato in casa Capcom dopo anni e anni di remaster e produzioni portatili uno scenario davvero deprimente. Al lancio di Street Fighter V scrivevo, nella recensione che trovate a questo indirizzo, “Capcom consegna ai primi mesi del 2016 una versione primitiva di Street Fighter V che, un po’ come Splatoon, si espanderà solamente con il passare dei mesi.” aggiungendo poco dopo “Se non altro il gioco Nintendo citato, al lancio, aveva una campagna single player bella pregna di cose da fare”, aspetto evidentemente critico, secondo il mio parere di allora, per la reputazione del picchiaduro nei grandi mercati. Sempre a maggio, nel mio articolo “Street Fighter V è un flop” analizzavo i dati di vendita, sottolineando come i motivi di questo disastro commerciale fossero da ricercarsi soprattutto nella natura controversa del lancio di una versione del gioco letteralmente “pelle e ossa”, suggerendo come concausa un’infrastruttura online incapace di accogliere i giocatori all’interno di lobby funzionanti.

Ora.

Splatoon

Mi sorprendo sempre della valutazione PEGI data a Splatoon.

Splatoon e Street Fighter V condividono la stessa filosofia di vendita: tu giocatore, ma sopratutto consumatore, riponi la tua fiducia in me, sviluppatore, e mi permetti di vendere la mia versione incompleta del gioco ad un prezzo di lancio allineato con roba come Grand Theft Auto V. Entrambe l’esperienze videoludiche si rivolgono ad un pubblico di giocatori amanti della competizione in rete e la speranza, al debutto sul mercato, è che questo aspetto cruciale sia funzionante e soprattutto espandibile nei mesi successivi con nuovi contenuti. Entrambi i prodotti presi in esame finiscono per soffrire di problematiche piuttosto importanti al comparto online, tanto da spingere Capcom ad interventi di manutenzione non programmati e, successivamente, a tardare l’arrivo di personaggi ed aggiornamenti a causa di misteriose “problematiche tecniche”. Splatoon in ogni caso ha saputo evolversi e ad oggi ha collezionato innumerevoli premi da parte della critica, è popolarissimo in Giappone ed ha venduto oltre 4 milioni di copie. Per chiarire, si parla di una nuova IP che vende quanto un episodio di Super Smash Bros. .

“Ciao, sono un gioco con le compenetrazioni poligonali dei personaggi su schermate fisse e mi sorprendo se qualcuno finisce per non comprarmi :(“

Street Fighter nel mentre arranca nella sfida alle vendite anche confrontandolo con Pokkén Tournament, di cui ho scritto nella recensione, “Pokkén Tournament è un esperimento ben riuscito che sposa il mondo dei picchiaduro competitivi al fascino senza tempo delle creaturine di Game Freak e Nintendo.”. È vero, sto parlando di titoli infinitamente differenti fra loro e sarebbe ingiusto comparare i due target commerciali a cui si rivolgono, ma tutto sommato sempre di “early access” su console stiamo parlando. Con la sostanziale differenza che Capcom e Nintendo non sono Endnight Games o, chessò, Hello Games. Ricordate quel No Man’s Sky a cui sembrava fosse impossibile dare l’insufficienza? Ecco, se noi di GeekGamer.it fossimo gente seria del settore e con un’etica professionale da difendere, come quelli listati su metacritic insomma, ora saremmo contemplati fra le 7 testate (su 95) ad aver dato un voto inferiore al 6 ad una produzione che, beh, ora si dice essere al limite della truffa. Un titolo evidentemente sviluppato frettolosamente, a cui sono state tagliate – forse a causa delle lunghe tempistiche di sviluppo – caratteristiche annunciate ufficialmente per mesi per bocca dello stesso fondatore della software house dietro alla sua realizzazione. Date un’occhiata alla mia recensione, suvvia! Peccato che nel frattempo il “giochino” Hello Games abbia superato il milione di vendite in tutto il mondo, anche considerando gli acquisti rimborsati su Steam. Che fine abbia fatto Sean Murray, capo del progetto, non lo sa nessuno, ma le vendite sono un dato di fatto.

Lo spazio secondo Hello Games.

IT’S FUC*ING NOTHING!

Chi vuol essere il prossimoMarkus Persson?

Chi vuol essere il prossimo Markus Persson?

Ma torniamo a Street Fighter V: mi meraviglio che al giorno d’oggi ci si stupisca di come anche un franchise dal nome altisonante come questo possa cadere in sciagura, specie quando il trattamento che Capcom ha riservato ai fan adoranti si è dimostrato simpatico quanto un calcio nelle palle. “Pagami ora questo gioco incompleto a prezzo pieno, beta testamelo per bene lavorando gratuitamente per me e soprattutto NON SCORDARTI che preordinando avrai dei contenuti aggiuntivi irrilevanti”, però dai, molti sono rimasti COLPITI (!) dal fatto che i personaggi addizionali siano stati pubblicati gratuitamente, di mese in mese, addirittura permettendo di sbloccarli GIOCANDO. Un gioco che si completa GIOCANDO e non PAGANDO. Ed è subito 1994. Eppure (?) c’è chi lancia sugli store digitali roba non finita e ci fa i milioni: avete presente di quell’esperimento semi-sconosciuto chiamato Minecraft? 

Credo, insomma, che l’insuccesso di Street Fighter V non sia tanto legato ai pochi contenuti presenti nel bluray disc o alle problematiche tecniche che ne hanno caratterizzato le prime settimane successive al lancio, ma ad una repentina e – suppongo – inesorabile perdita di appeal sul mercato. Insomma, la pizza non è solamente cruda, ma è anche di quelle che non sceglieremmo mai, specie in un momento in cui i menù si fanno sempre più affollati di valide alternative. Sono tornato sui miei passi e sono pronto a smentirmi, perché di esempi eclatanti che sembrerebbero confutare quanto io abbia affermato in passato ne spuntano ogni minuto. E a quanto pare non sono l’unico in vena di mettersi in discussione: Capcom porterà Street Fighter V nelle sale giochi giapponesi, come annunciato durante un evento livestream, trasformando i giocatori di tutto il mondo in beta tester (non pagati) di una versione finale del titolo che sarà pubblicata per cabinati. Sapete cos’è divertente? Nel novembre dello scorso anno Yoshinori Ono confidava ad Eurogamer che le sale giochi giapponesi non erano più terreno fertile per i loro cabinati. Se la pizza cruda non fosse di vostro gradimento rimangono sempre gli avanzi riscaldati al microonde, quelli mollicci e… rimasterizzati.

 

Majkol

C’è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d’epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.