Assassin’s Creed Syndicate: la svolta coloniale pagherà?

Assassin's Creed

Grazie al lavoro per lo più convincente di Climax Studios, Ubisoft e la serie Assassin’s Creed sono riuscite a tirare un respiro di sollievo sfruttando l’onda lunga della trilogia Chronicles – del cui ultimo titolo, Russia, è appena uscita la recensione del nostro Dario. La tregua, tuttavia, è durata ben poco: proprio ieri, infatti, è stato annunciato in pompa magna un nuovo contenuto aggiuntivo per Assassin’s Creed Syndicate, intitolato L’ultimo Maharaja, e già disponibile per Xbox One, PS4 e PC.

Insomma, coloro che erano rimasti piacevolmente colpiti dall’approccio mono-stealth e dalle rinnovate sfide di Chronicles, si sono ritrovati a ricordarsi dell’esistenza di un titolo come Syndicate, già di per sé nato sotto gli auspici non favorevolissimi di una serie ormai esausta, nonostante le potenzialità intrinseche dell’ambientazione. Con questo nuovo contenuto, i due gemelli Jacob ed Evie Frye saranno chiamati a unirsi a tal Duleep Singh nella sua battaglia personale per reclamare il proprio diritto di nascita come ultimo Maharaja dell’India. L’ultimo Maharaja è disponibile come parte del Season Pass di Assassin’s Creed Syndicate, che include Jack lo Squartatore, La Lunga Notte, Streets of London, due set esclusivi d’equipaggiamento e armamentario e un boost esclusivo di punti esperienza. L’ultimo Maharaja è inoltre incluso nella versione Gold, o disponibile per l’acquisto separato.

E qui sorge spontanea la domanda: questa svolta coloniale, ennesimo orpello aggiunto all’albero di Syndicate, basterà a risollevare le sorti del titolo e della serie tutta? I dubbi sono più che leciti, visto che il nostro Duleep, naturalmente, sarà costretto a scontrarsi con gli onnipresenti e ormai intollerabili Templari: rinnovando così, ancora una volta, quell’estenuante dicotomia che rappresenta da sempre uno dei più evidenti limiti della saga Ubisoft, e che in vista di un ripensamento della serie dovrebbe essere ridiscussa dalle basi, o forse del tutto accantonata. L’impressione è che, problemi tecnici a parte, il passaggio alla nuova generazione e l’aumento esponenziale della concorrenza siano risultati definitivamente fatali ad Assassin’s Creed, e che Ubisoft non possa più fare affidamento su un impianto ludico monodirezionale e pseudo-cinematografico ormai irrimediabilmente invecchiato, sperando magari di contare su ambientazioni sempre più spettacolari e roboanti. Persino per titoli AAA di pura cassetta, infatti, questo genere di approccio si sta rivelando fallimentare. Certo, rimane sempre la comodissima strada del reboot: a quanto il ritorno dell’insopportabile Ezio Auditore in HD?

Ilya Muromets
Che poi, a ben vedere Cutie Honey era tipo la Edwige Fenech dei giapponesi.