I videogiochi nel cinema. Alcuni consigli per le feste natalizie

I videogiochi nel cinema. Alcuni consigli per le feste natalizie

Cinema e videogiochi sono chiaramente media con caratteristiche differenti. Il primo fa leva sull’immaginazione del pubblico mostrando immagini di luoghi o eventi che sollecitano domande e interrogativi. Il secondo lascia posto all’interattività così non solo da poter esplorare storia e mondo ma anche da poter realizzare in esse le proprie intenzioni, laddove nei film sono attuate esclusivamente dai personaggi e determinate dal regista o sceneggiatore.
Ma in che modo il cinema ha rappresentato o rappresenta i videogiochi? Prima di tutto, la rappresentazione di un medium da parte di un altro risente delle modalità attraverso cui la società percepisce il medium rappresentato in un preciso momento storico. Quando parliamo dei film sui videogiochi in realtà ci stiamo riferendo a due modi di rappresentare il videogioco in un film. Un primo consiste nel rappresentare il videogioco come medium. In questo caso, il film mostra sia i protagonisti giocare ai videogiochi sia i videogiochi come media che svolgono un ruolo importante nello svolgimento della trama. Un secondo modo consiste nel basare la storia narrata su contenuti veicolati dal medium videoludico come trame, mondi e personaggi. In questa seconda categoria ci sono due tipologie di film tratti da videogiochi: quelli che raccontano una storia che avviene nello stesso universo in cui hanno luogo gli eventi dei film e quelli che, invece, narrano di eventi e personaggi che riprendono quelli di un videogioco ma in un mondo parallelo, quindi non condiviso.

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Nella prima tipologia rientrano tutti quei film e videogiochi che si riferiscono ad un universo esteso, come Inidana Jones o Star Wars. In quel caso, ciascun medium racconta una storia, cioè una serie di eventi, che avviene nello stesso universo ma sfruttando le proprie caratteristiche peculiari mediatiche in un processo che viene chiamato storytelling transmediatico. Nella seconda tipologica rientrano tutti quei film che si ispirano ad un videogioco, nel senso che spesso personaggi, luoghi e, talvolta, anche alcuni eventi sono gli stessi che hanno luogo nel videogioco, ma non vi è alcun universo condiviso. La stragrande maggioranza dei film sui videogiochi si rifà a questa seconda tipologia. Scopo di questo articolo è elencare alcuni titoli che hanno fatto la storia dei videogiochi nel cinema con l’intenzione di consigliarvene anche la visione nel tempo libero.

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Gli anni ’80

Se dovessimo individuare l’inizio di questa relazione certamente è da far risalire agli inizi gli anni ’80. Perché proprio agli inizi degli anni ’80? Dopo un inizio un po’ difficile (la stessa Atari 2600, venduta dal 1977, inizialmente non registrò le vendite sperate), alla fine degli anni ’70 i videogiochi entrarono definitivamente nella cultura di massa in un periodo noto come Età dell’oro dei videogiochi arcade. Furono introdotti titoli come Space Invaders (1978), Asteroids (1979), Pac-Man(1980), Centipede (1980), Donkey Kong (1981) e Marios Bros. (1983) che entrarono nell’immaginario collettivo soprattutto giovanile. Milioni di ragazzi passavano ore e ore in sala giochi a giocare ai cabinati dell’epoca. Allo stesso tempo, la diffusione delle home console, così come degli home computer a prezzi accessibili al grande pubblico permise di far entrare i videogiochi nelle case e, quindi, nella vita quotidiana.
Alcuni film usciti in questo periodo esibiscono già l’interesse di Hollywood nei confronti dei videogiochi, testimoniando in tal modo l’ingresso di questo medium nella cultura di massa. Essi, tuttavia, non si basano sui mondi fittizi dei videogiochi in commercio. Probabilmente perché negli anni ’80 la narrativa in questo medium era ancora marginale, laddove a dominare erano gli arcade tradizionali, i quali potevano fare a meno di qualsiasi contesto narrativo. In altre parole, non vi era ancora la percezione che questo medium potesse anche raccontare delle storie. In ogni caso, i primi film trattano dei videogiochi come medium che crea una realtà virtuale che, in qualche misura, può interagire con la vita reale.

Tron (1982)
Regia: Steven Lisberger
Con: Jeff Bridges e Bruce Boxleitner

Tutti gli elementi per essere un film cult di fantascienza ci sono tutti: i programmi che girano sui computer creano, all’insaputa degli esseri umani, un mondo parallelo e virtuale con una vita propria (in realtà seguono le istruzioni definite dal programmatore) all’interno del quale è possibile inserire dei propri alter ego digitali (altri programmi) o, addirittura, essere proiettati fisicamente come avviene al protagonista Kevin Flynn (Jeff Bridges). Epica è la corsa con le motociclette Light Cycle. Fu anche il primo film ad utilizzare la computer grafica con la tecnologia wireframe, cioè la grafica vettoriale, per costruire gli ambienti del mondo virtuale, mentre, non disponendo ancora di un rendering digitale adeguato, i colori dei personaggi o le scie delle motociclette furono inseriti manualmente in post-produzione da una squadra di novanta artisti.

Wargames – Giochi di Guerra (1983)
Regia: John Badham
Con: Matthew Broderick

Il film fu prodotto in piena Guerra Fredda – nello stesso anno Reagan propose la costruzione dello scudo spaziale – e contiene alcuni spunti molto interessanti racchiusi nella celebre frase “l’unica mossa vincente [per vincere un attacco nucleare] è non giocare”. Per la prima volta compare sullo schermo la figura dell’hacker, un giovane Matthew Broderick, il quale riesce ad accedere nei server ad un super computer del Pentagono scaricando ciò che sembrerebbe un videogioco. In realtà, si tratta di programma studiato per rispondere, valutando azioni e contromosse, ad un eventuale attacco nucleare dei sovietici. Il ragazzo non sapendo ciò, inizia una partita con il software il quale avvia tutte le procedure per un reale attacco nucleare scatenando una serie di eventi che potrebbero condurre alla Terza Guerra Mondiale. Come dicevo il film presenta molti spunti interessanti in particolare il rischio di affidare le nostre vite a programmi che non distinguono la realtà dal gioco, cioè l’attuale dal virtuale, la guerra dalla simulazione.

The Last Starfighter – Giochi stellari (1984)
Regia: Nick Castle
Con: Lance Guest

The Last Starfighter, ribattezzato in Italia furbescamente con il titolo di Giochi Stellari, cerca di sintetizzare due grandi passioni dei giovani degli anni ’80, ovvero i videogiochi arcade – siamo nel pieno della cosiddetta Età dell’oro dei videogiochi arcade nel qualla questo genere gode di grande popolarità – e la saga di George Lucas. Il protagonista è un giovane campione di un videogioco da sola gioco con grafica poligonale 3D: uno sparatutto simulatore di volo spaziale chiamato Starfighter. In realtà, si tratta di un simulatore che viene adoperato dagli alieni per reclutare nuovi piloti da impiegare in un conflitto galattico. Il film fu un grande successo ai botteghini, ma stranamente è caduto nei dimenticatoio. Il principio su cui si basa la pellicola non differisce poi molto dagli attuali serious game, videogiochi sviluppati appositamente per addestrare una determinata categoria di professionisti, tra cui gli stessi piloti militari.

Anni ’90

Negli anni ’90 per la prima volta Hollywood cerca di portare sul grande schermo personaggi e mondi dei videogiochi, quindi non più il medium in sé. Il problema è che i primi tentativi furono un grande insuccesso dal punto di vista degli incassi. I motivi di questi fallimenti erano tanti ma possiamo individuarne due principali. Prima di tutto, le sceneggiature erano superficiali e obiettivamente scritte male. In secondo luogo, il pubblico non riusciva a ritrovare i ritmi e la verve dei videogiochi in queste pellicole. Il problema era principalmente dovuto al fatto che i videogiochi, se escludiamo le avventure grafiche che furono, comunque, mai titoli commerciali, erano totalmente sprovvisti di una storia, il che significa che gli sceneggiatori e i registi si trovavano a dover progettare una nuova esperienza narrativa partendo da qualcosa, giochi come i platform o i picchiaduro, che puntavano su altri aspetti del divertimento.

Super Mario Bros. (1990)
Regia: Rocky Morton, Annabel Jankel
Con: Bob Hoskins, John Leguizamo, Dennis Hooper.

Tra gli anni ’80 e ’90, Super Mario godeva di un grande seguito, e ancora oggi è un’icona dei videogiochi. Il film prodotto nel 1990 è il primo a trasporre i protagonisti e il mondo di un videogioco sulla cellulosa. Purtroppo, fu un flop epocale sia per la critica che per il pubblico: costato 48 milioni di dollari ne incassò solo 21 negli Stati Uniti. Le cause erano gli ambienti cyberpunk e dark scelti per dare realismo al mondo di Super Mario; la scelta di trasformare i Goomba in rettili antropomorfi, mentre Bowser fu reso come il Re Koopa, anche lui rettile diretto discendente del T-Rex e interpretato da Hooper. Una volta Bob Hoskins disse che il film di Super Mario fu uno dei suoi più grandi errori, mentre il padre del videogioco, Shigeru Miyamoto che lo sbaglio fu quello di fare un film su un videogioco piuttosto che un film d’intrattenimento in se stesso. Fatto sta che, come avviene spesso in questi casi, oggi il film sugli idraulici italiani è considerato da molti un cult e certamente vale la pena di essere visto.

Street Fighter – Sfida Finale (1994)
Regia: Steven E. de Souza
Con: Raul Julia, Jean-Claude Van Damme

A differenza di Super Mario, il film sui picchiaduro della Capcom ebbe un successo ai botteghini (incassò 100 milioni di dollari), motivo per cui furono prodotti dei seguiti, laddove fu demolito dalla critica. Gli sceneggiatori riprendono alcuni aspetti chiavi di Street Fighter II e Street Fighter Turbo, come Shadaloo il Paese dove si svolgono gli eventi, oltre ovviamente ai diversi personaggi. Tuttavia, mentre il secondo episodio della serie videoludica si incentrava su un torneo organizzato da M. Bison per individuare il lottatore più forte del mondo, il film si incentra sul dualismo tra lo stesso M. Bison e dal marine e comandante delle truppe delle Nazioni Alleate, Guile, interpretato dal Jean-Claude Van Damme. Quest’ultimo, infatti, è incaricato di liberare degli ostaggi in mano al generale Bison. Sono però numerosi i personaggi attivi nella pellicola: Ryu, Ken, Chun-Li, Honda, Vega, Balrog, Sagat, Blanka, Dhalsim.

Mortal Kombat (1995)
Regia: Paul W.S. Anderson
Con: Robin Shou, Christopher Lambert

Così come il suo antagonista per eccellenza della Capcom, anche il film trattato dalla serie della Midway Games fu un grande successo ai botteghini tanto da valere anche la produzione di un sequel. Il film riprende abbastanza fedelmente il plot della sue controparti digitali, vengono infatti incorporati elementi del primo e del secondo episodio, comprese alcuni fatality. Da ricordare Christopher Lamber nei panni di Raiden.

Anni ’00

Negli anni 2000 i film sui videogiochi continuano a macinare incassi altalenanti laddove il consenso critico continua a latitare. La strategia degli sceneggiatori è sempre la stessa: usare mondo e personaggi del videogioco per creare una storia parallela e autonoma a quella del videogioco. Indubbiamente da questo decennio le produzione cinematografiche che si basano o si ispirano sui videogiochi sono aumentate, probabilmente ciò è avvenuto, da un lato, perché ormai i videogiochi sono entrati nella cultura di massa e non sono più visti come media destinati solo ad un pubblico giovane, e, dall’altro lato, perché il cinema ha compreso che è meglio sviluppare storie autonome i quali, magari, contengono riferimenti o alcuni elementi del videogioco, piuttosto che cercare di basarsi su di esso senza però sviluppare un plot attendibile. Perché, dopotutto, ciò che riesce meglio al cinema è raccontare storie.

Lara Croft: Tomb Raider (2001)
Regia: Simon West
Con: Angelina Jolie

Nel 1996 fu pubblicato un videogioco dalla britannica Core Design che combinava, in ambienti tridimensionali, sia lo sparatutto in prima persona che il puzzle platformer. Il gioco introduceva, la prima vera eroina nei videogiochi, Lara Croft, diventata poi vera e propria icona del medium. All’epoca la grafica poligonale faceva solamente fantasticare milioni di giocatori sulla bellezza prorompente e prosperosa della giovane cacciatrice di tesori, finché nel 2000 la produzione interessata alla versione cinematografica della serie optò per Angelina Jolie: la fantasia si era fatta in carne e ossa. Anche in questo caso, gli sceneggiatori decidono di costruire da zero una storia conservando alcuni elementi del videogioco. Dal punto di vista commerciale il film fu un grande successo. Fatto interessante, la seconda generazione dei videogiochi su Lara Croft prodotta dalla Crystal Dynamics dal 2006 e che riavviano la storia della serie, omaggiano le pellicole inserendo, a loro volta, elementi presenti nel film ma non nella prima generazione, come per esempio il nome del padre di Lara.

Final Fantasy: The Spirits Within (2001)
Regia: Hironobu Sakaguchi

Ecco un altro film che non ebbe un grande successo al botteghino (circa 80 milioni di dollari, a fronte di 130 spesi), ma che con il passare del tempo raccolto diversi fan, anche tra gli sviluppatori del gioco. Prodotta dalla Square Pictures, l’opera si basa interamente sulla computer grafica di altissima qualità per l’epoca (usarono circa 960 workstation per renderizzare i frame del film). Ad esempio, ogni personaggio era composto da più di 100.000 poligoni, più 300.000 per i soli vestiti. E stiamo parlando del 2001. Il realismo dei personaggi colpì particolarmente la critica, la quale, allo stesso tempo, non mancò di evidenziare i limiti del plot, ma anche registi che incominciarono a comprendere di cosa fosse capace la computer grafica applicata al medium filmico.

Resident Evil (2002)
Regia: Paul W.S. Anderson
Con: Milla Jovovich, Michelle Rodriguez

Dopo il successo di Mortal Kombat, Paul Anderson ci riprova con la serie di Resident Evil di Shinji Mikami. Il film è un buon film d’azione sugli zombi, ma ovviamente manca della tensione che solo un survival horror ben fatto ci può dare. Numerosi sono i riferimenti alla serie videoludica presi da da diversi episodi: Alice, la protagonista, si sveglia in un ospedale mentre a Racoon City vi è un’epidemia zombie, la Umbella Corporation, più alcune inquadrature o scene che ricordano le cutscene dei giochi. L’opera di Anderson fu un grande successo e ha dato inizio ad una lunga serie di sequel che si sono completamente sganciati dal videogioco.

Doom (2005)
Regia: Andrzej Bartkowiak
Con: Karl Urban, Dwayne “The Rock” Johnson.

Va bene, fare un film su Doom non deve essere facile, soprattutto se si pensa che lo sparatutto in prima persona della id Software si basa unicamente sulla violenza e l’azione adrenalinica. Il problema era quindi riuscire a creare un plot conservando alcuni elementi del videogioco, cosa che tuttavia non riuscì alla produzione e neanche il pubblico sembrò apprezzare totalmente. Il fatto era che il film di Doom poteva benissimo essere un qualsiasi altro film di horror fantascientifico se non fosse che prende alcuni spunti (tra cui armi e mostri) dall’unico capitolo della saga videoludica con una storia, vale a dire il terzo. Tuttavia, a mio avviso, vale la pena vederlo, non per altro per la mitica sequenza in prima persona che riprende completamente il gamplay di Doom 3.

Silent Hill (2006)
Regia: Christophe Gans
Con: Radha Mitchell, Sean Bean

Nonostante la critica non premiò l’opera di Christophe Gans, a mio avviso rimane uno dei migliori film tratti da una serie di videogiochi. Molti mostri e alcuni personaggi (se bene presentino caratteri differenti) sono trattati dai primi due episodi di Silent Hill, così come le musiche e il cambio di dimensioni. La storia, tuttavia, così come la stragrande maggioranza dei personaggi, sono stati creati ad hoc dalla sceneggiatura. La fotografia è ben curata, così come gli ambienti, tanto avvicinarsi all’atmosfera dei giochi della Konami. Inoltre, i fan più accaniti potranno dilettarsi a ricercare i riferimenti meta-narrativi (cioè, che non svolgono un ruolo nella narrativa del film) sempre alla serie videoludica.

Prince of Persia – Le sabbie del tempo (2010)
Regia: Mike Newell
Con: Jake Gyllenhaal, Gemma Arterton

il primo gioco di Prince of Persia uscì nel lontano 1989 e partiva da alcuni presupposti narrativi triti e ritriti (la principessa rapita e imprigionata da salvare), e divenne negli anni ’90 certamente un cult e un platform d’azione di grande successo. Nel 2003 la Ubisoft riprese il brand usandolo per una nuova serie a partire da Prince of Persia – Le sabbie del tempo, apprezzato da critica e pubblico. Nel 2010 il produttore di blockbuster Jerry Bruckhaimer decise di investire su un film che si ispirasse vagamente alla serie di videogiochi. Occorre dire, infatti, che Prince of Persia segue una propria trama autonoma riprendendo alcuni spunti e personaggi presenti nei tre episodi della serie. Oltre ad essere un successo commerciale, il film è stato anche apprezzato dalla critica, a quanto pare evento raro quando si tratta di film ispirati ai videogiochi.

Roberto Di Letizia

Ha mosso i primi passi con il Commodore 64. Ha un’insana tendenza a scovare tutto ciò che di filosofico, estetico ed etico si insinua nel medium videoludico. Sogna un giorno di scrivere un trattato dal titolo “Trattato logico-filosofico sui Polli di gomma con la carrucola in mezzo”.