Final Fantasy IV – La figura genitoriale

Final Fantasy IV – La figura genitoriale

Con questo secondo articolo, dedicato a Final Fantasy IV, continua la breve ma verbosa, studiata ma arbitraria, ampollosa ma succinta serie riservata all’analisi delle figure genitoriali nella saga fantasy più famosa ever. Passo (quasi) subito al dunque, dato che un’introduzione alla questione l’ho già scritta nell’articolo precedente

Questo articolo parla esclusivamente di Final Fantasy IV, del quale, ovviamente, sono da attendersi spoiler nucleari.

Final Fantasy IV

E’ un capitolo che sotto diversi punti di vista è, per forza di cose, antico. Fortunatamente il puccissimo remake per DSgli ha dato una bella rinfrescata e, di questi tempi ove un remake può risolversi in un massacro, dobbiamo tenercelo stretto e considerarci fortunati.

Comunque, la sua età la porta bene, per un motivo o per l’altro. Nonostante la sua vecchiezza non è obsoleto, e non si ha l’impressione di star cercando invano di interagire con l’antico catafalco di Imhotep; non mi pronuncerò sul suo ruolo di spartiacque in quanto non sono affatto ferrata sui capitoli che l’hanno preceduto, ma è chiaro che, pur con tutti i suoi abbozzi e l’anonimato di molte location, Final Fantasy IV è una storia bella grassa.

E’, sotto diversi aspetti, una vicenda fiabesca. In quanto tale, mi ha toccato tutte le corde giuste. Sarà per quello che oggi ho trenta chilometri di artwork di Amano a tema tatuati sul fianco.

In ogni caso, molti degli elementi che ricorrono nelle folk tale qua sono presenti: abbiamo i regni e i castelli, abbiamo le brutte esperienze trascorse eun fatale errore, abbiamo un demonio tentatore, abbiamo l’interazione con creature sovrannaturali parlanti e gli aiutanti del protagonista che gli giungono in soccorso proprio nel momento opportuno, magari per mezzo di oggetti ed escamotage magici. L’aiuto fornito da questi personaggi sopperisce alla mancanza di protezione, la protezione naturale di cui il protagonista godrebbe se non fosse orfano: anche questo è frequentissimo nelle favole. Mancherebbe la foresta, tra gli elementi classici… ma in fin dei conti la Selva Oscura c’è, quella mentale. Su di essa torreggia una montagna, il Monte dell’Ordalia, dove il protagonista risolve un brutto rovello e dove, guarda caso, incontra misticamente per la prima volta il suo vero padre.

446970-ffiv_comparisonLa storia è mossa da un motore molto fiabesco: abbiamo la quest, prima innescata dalla mancanza di valutazione (eseguire un ordine) di un figlio che non è ancora mai stato attivo e ribelle rispetto alla legge del padre (a differenza del suo amico e rivale, Kain, che a causa della gelosia era contrapposto all’autorità convenzionale fin dal principio) poi dal classico salvataggio della donzella in difficoltà, quindi, finalmente, dalla volontà di trovare un posto nel mondo e rimettere tutto in ordine.

Infine, come nelle favole, c’è una ricompensa finale, che, in modo molto tipico, è il matrimonio, con la creazione di un nuovo vincolo familiare e contemporaneamente l’accedere ad una posizione migliore di quella in cui si era all’inizio.

Tutti questi elementi fiabeschi pongono l’infanzia (quella interiore più che cronologica) al centro della questione, e inoltre riempiono la storia di componenti decisamente oscure nonostante il suo aspetto puccioso e morbidoso.
Intanto, si vede che si comincia a profondere un certo sforzo nella creazione delle interazioni fra i personaggi; se alcune cose sono ancora piuttosto primitive rispetto ad altri capitoli, ecco che ci sono già rapporti di origine molto problematica (Cecil bruciava villaggi natali before it was Sephiroth) e considerazioni sul tradimento e sulla fiducia.

Prendo in esame il remake perché da questo punto di vista ha aggiunto parecchie cose (alcune delle quali, comunque, ripescate da materiale originariamente scartato per questioni di spazio), sia sottoforma di balloon che esternavano il pensiero del leader attuale accedendo al menù in qualsiasi momento, sia aggiungendo una grossa fetta di flashback a Cecil e Theodor.

Parliamo di famiglie, then.

final fantasy iv ds art001

final fantasy iv art000It’s been observed che, in questo capitolo, praticamente tutti sono orfani, da bambini oppure da più grandicelli.
Edward rimane solo come una pippa dopo la distruzione del suo regno. La madre di Rydia viene uccisa quando il villaggio brucia e del padre non si sa nulla. Edge è costretto a combattere e sconfiggere i genitori zombie e mostrificati. Il padre di Kain a quanto pare è venuto a mancare e la madre è un’incognita. Nemmeno si sa nulla dei genitori di Palom e Porom, ma il fanon preferisce credere che siano orfani allevati dagli anziani del villaggio. Il loro talento per la magia sembra cementare questa teoria, per la regola del fantasy che vede l’orfano immerso in una dimensione di azione e magia generalmente più vasta e fertile, con talenti e astuzie che emergono precocemente.

L’orfano nelle opere fantasy è un personaggio che è stato forcibly released da una vita di costrizioni, aspettative e obblighi prosaici.  Come personaggio da scrivere, è preferibile: niente sbatti di descrivere la sua scarsamente mobile vita domestica (la qual cosa, per giunta, potrebbe essere anche incompatibile con le sorvegliate e fisicamente limitate architetture temporali della storia da scrivere). Il nostro orfano può partire all’avventura e intanto essere avviato ad un’ampia riconsiderazione di sè stesso; affronterà i problemi con gravità più intensa e massacrante, cercherà affetto e giustizia con più partecipazione; ovvero affronterà le scelte in un certo modo, e inoltre si attaccherà più volentieri ad altri personaggi che riempiranno il vuoto, presenze che colmeranno un’assenza più pronunciata e dunque, ai sensi del raccontare una storia, più carica di energia potenziale.

Qui abbiamo un party quasi tutto di orfani che non è, in realtà, as dramatic as it could be: moltissime cose in Final Fantasy IV sono alquanto downplayed, una tendenza che si comincia poi ad invertire nel VI con alcune vicende di una drammaticità da pelle d’oca, e nel VII col suo pesantissimo carico psicanalitico. La leggerezza applicata al dramma più oscuro è a sua volta caratteristica fiabesca; comunque, sia come sia, ci troviamo di fronte a personaggi che devono trovare un tragitto nella world map, all’epoca che le freccette che ti dicevano dove andare non c’erano e quando non hai nessun adulto a cui chiedere se stai facendo la cosa giusta.

Con questo non voglio dire che il genitore sia per forza quello che ci insegna cos’è il bene: ma ci insegna cos’è la legge, e sia decidendo di seguirla che decidendo di scacciarla (rispettivamente l’atteggiamento iniziale di Cecil e di Kain rispetto al re di Baron), l’individuo prende una direzione a partire da un solco.

E invece eccoti improvvisamente sbattuto fuori dal gruppo più elementare, quello familiare; “the eternal Other”, come leggevo in un saggio un po’ di tempo fa. L’altro, l’alieno, si addice bene in particolare a due personaggi: Cecil e Rydia sono mezzi alieni, si può dire, con almeno metà della loro natura domiciliata decisamente altrove. Allo stesso tempo, nonostante l’esistenza dell’orfano ci parli di una incredibile, indesiderabile solitudine, egli è anche una tabula rasa che può rappresentare il cambiamento. Ti ritrovi a reinventarti. E, quindi, chi meglio degli orfani può vedersi affidata la storia di salvare il mondo, ovvero cambiarlo back to a more positive state, before Darkness?

Re di Baron

final fantasy iv ds img000Questo anonimo sprite rubicondo ha fatto da padre a Cecil. Non ha figli suoi né consorte nota, quindi va in giro a recuperare bambini albini da sotto gli alberi. Beh, neanch’io sentirei un gran bisogno di disturbarmi a figliare, se avessi già un figlio adottivo così pretty.

A proposito, c’è spazio per un po’ di teorie. Il re di Baron, trovando Cecil, lo chiama così perché somigliava a Cecilia. Si può intuire che il re conoscesse bene Cecilia, e viene un po’ accennato che una codardia di lui avrebbe mandato via lei, o qualcosa del genere. Non ci viene dato molto per trarre conclusioni, ma si può senz’altro ipotizzare che Cecilia se ne sia andata con Kluya, o per qualche altro motivo, in ogni caso era stata coinvolta in qualcosa che ai baroniani non andava a genio e il re non aveva fatto niente per impedire che venisse mandata via.

Come in molte fiabe, l’orfano è stato abbandonato e viene poi adottato da qualcuno che ha una condizione sociale diversa da quella che gli sarebbe toccata se tutto fosse andato “regolarmente”. E Cecil intraprende con Baron una carriera del tutto opposta a quanto gli sarebbe successo se fosse rimasto con la sua famiglia biologica; certo Kluya non l’avrebbe fatto Dark Knight, su questo ci sono pochi dubbi.

Non si è capito se Cecil sia stato tirato su come Dark Knight o se è stata una cosa dell’ultimo momento: ricordiamoci, infatti, che a un certo punto il Re di Baron non è sé stesso, ma Cagnazzo, che lo ha ucciso e vi si è sostituito. Speculations vogliono che l’armatura oscura sia stata ordinata dal Re-Cagnazzo, per indebolire la mente di Cecil in modo da renderlo manipolabile; l’oscurità in effetti non è qui un male in sé stessa (i Dark Knight in Final Fantasy possono essere personcine squisite) ma più una cosa che riduce le difese mentali fino a livelli molto bassi, oltre a funzionare in modo corruttivo quando non auto-lesionista.

final fantasy iv ds art002Poi il villaggio brucia, ed ecco che abbiamo un grosso problema. Il termine di paragone, il re-padre, è saltato, perché è ora un re-diavolo. Cecil questo non lo sa; sa soltanto che il re si comporta in modo strano, e che dunque la sicurezza vacilla, e potrebbe essere necessario prendere il coraggio a due mani e balzare nel vuoto emancipandosi dalla figura guida. Cosa succede senza termine di paragone? Succede che il canale privilegiato, finora rimasto indiscusso, è interrotto, e il senso di non essere più adeguato, di non essere più capace, di aver fallito nel distinguere il bene dal male e di non essere in grado di orientarsi, trova un nuovo solco, quello storto: di fronte a questo mio strano padre, capisco che senza di lui mi sono perso. Un padre simbolico, praticamente, un padre che rappresenta quel singolo grande, drammatico errore capace di distorcere e disintegrare i valori da seguire. E Cecil non era pronto.

La debolezza, come l’oscurità, non viene però considerata un male in its own right, ma come un’arma, quasi una spada che però ha anche il manico tagliente.
Infatti, è proprio dall’oscurità che Cecil accede alla luce (non deve eliminare l’oscurità, bensì deve accettarla; quindi deve prenderne visione; quindi deve conoscerla), come è proprio dalle angosce di questa debolezza che parte tutta un’auto-investigazione più ampia che lo porta poi all’Ordalia.

Sul Monte, Cecil diventa praticamente un Pokemon shiny, il che gli garantisce il perdono a razzo da parte di tutto il genere umano; una cosa che in Final Fantasy più psicologici non sarebbe potuta succedere, ma qui, benché possiamo comunque imputarla a una debolezza di trama, va a costituire (indovinate un po’?) una caratteristica delle favole: c’è un momento-spartiacque a seguito del quale le cose cambiano in maniera drastica, tutt’altro che realistica ma insomma, non vai a dire alle favole che le cose succedono troppo rapidamente per essere plausibili, do you.

Il re di Baron, comunque, non è dipinto come una figura negativa (Cagnazzo parla di “the fool who refused to surrender”, e dunque, quantomeno, sappiamo che era coraggioso), però è sempre quello che va a braccetto col falso: prima la faccenda del Dark Knight (un guerriero dal viso quasi interamente coperto, che rende difficile sintonizzarsi), poi addirittura il fatto che non sia nemmeno davvero sè stesso. Il padre adottivo simboleggia, per così dire, la falsa strada, o piuttosto la strada non-vera. Cecil è l’orfano che dicevo prima, quello che rappresenta dapprima una grossa solitudine (consolato da Rosa e da molti altri, il fortunello, rimane però consistently alone nel dolore del suo rimorso) e poi la possibilità di cambiamento.

Dal nero al bianco, letteralmente: dal falso padre al vero sé, che diventa a questo punto padre a sua volta.

Kluya

final fantasy iv ds art003Il padre di Cecil non è che è Assente, è proprio Perduto. E’ tanto Perduto che è originario della patria che, come ci insegna l’Orlando, è quella per antonomasia delle cose perdute, ovvero la Luna. Come dicevo, Cecil è per natura (una natura dimenticata da reclamare) un mezzo Altro.

Questo gran Gary Stu di Cecil è infatti figlio del fratello di Fusoya, l’uomo che ha portato la Lunar Whale sulla terra e insegnato tecnologie e maghegghi assortiti alla gente, tanto per rincarare la dose sulla valenza culturale di cui investiamo il satellite a prescindere: l’intuizione istintiva di un qualche mistero importante, nonché la presenza di creature fantastiche, come il coniglio lunare di tradizione giapponese (pensiamo ai coniglietti che vivono sulla Luna in questo gioco), personificazione del self-sacrifice. Insomma, Cecil è un VIP, un nobile guerriero e un ottimo partito. Cioè!

La prima volta che Kluya entra in scena è in una stanza piena di specchi; come a dire che Cecil ha la possibilità di vederlo solo trovandosi costretto a guardarsi; sulla montagna (dove anche altri personaggi compiono qualcosa di importante, legato al toccare il lato più profondo della propria mente), Cecil compie la sua librazione lunare e supera la prova, culminante nella manifestazione di una luce-guida garantita dalla voce di Kluya; se il suo double job è unovvio riferimento alle facce chiara e scura della Luna, è quando è in grado di considerarle entrambe (non soffocandone una, ma accettandola) che è più abitante lunare, più vicino alla condizione di quando era nato. Kluya trasforma Cecil in un paladino, dicendo che la cosa lo turba; intanto perché la transizione non è semplice ma è anzi dolorosa (anche per il giocatore, che deve livellare da fucking capo) e poi perché gli dà una missione pericolosa e potenzialmente mortale che lo metterà contro suo fratello.
final fantasy iv ds img001Dopodiché, molto dopo, scopriamo che Kluya è in realtà deceduto; nel flashback vediamo Cecil nato dalla luce e Theodor dall’ombra in un altro sdoppiamento lunare, vediamo Kluya che viene ucciso e tempo dopo morirà anche Cecilia. Theodor si rifiuta di ereditare un ruolo genitoriale; è troppo vulnerabile per aver perso i propri riferimenti, e cade vittima degli sproloqui di Zemus. A questo punto, la rotta iniziale è persa; bisogna aspettare il flashback perché i dovuti riconoscimenti vengano finalmente fatti, in una prova delle origini che dissipa finalmente manipolazioni e vuoti di memoria assortiti.

Nel finale, la heartbreaking separation di Cecil e Theodor divide due parti distinte ma allo stesso tempo unifica e conferma il principio lunare: due fratelli di stesso sangue, ma uno sulla luna, l’altro sulla terra, entrambi in simile ruolo, solo specchiato, opposto e intangibile.

final fantasy iv art001

Tellah

final fantasy iv ds art004Tellah, l’uomo che sapevamo che non sarebbe andato da nessuna parte perché le sue abilità non crescono mai, è il padre vendicatore; il suo disegno consiste nell’invocare un’apocalisse di meteore, onde punire chi ha invaso e violato il tesoro proibito del suo schema morale e affettivo: la figlia, verso la quale era divenuto iperprotettivo dopo la perdita della moglie. Anche Edward rischia di passarsela male, quindi, perché Tellah, in modalità Dio padre, era già sulle tracce del fedifrago seduttore che gli aveva portato via la figlia proibita; e, se non fosse stato sconfitto dalla zia di Ultros, sarebbe arrivato a Damcyan prima della tragedia. Quindi, in questo caso, il padre è un’autorità delle più classiche fra quelle paterne: non sembra conoscere la figlia o comunque la censura (come il padre tradizionale delle famiglie vecchio stampo, detentore della legge e dell’ordine, e totalmente indiscutibile), ma diventa iper-presente, e pretende di rappresentare un’autorità che non si può infrangere.

La figlia ha prima pensato di fuggire con un fidanzato che il nostro demiurgo non approva, poi viene uccisa. Tellah a questo punto sente di essere troppo anziano per poter mai rattoppare questa solitudine mostruosa, e decide di bruciare le ultime tappe sacrificandosi per abbattere il peccatore con una meteora; non c’è solo rassegnazione, però, altrimenti sarebbe stato forse facile convincerlo a rinunciare al suo proposito. Piuttosto, con la forza della disperazione, Tellah applica tutto il furore della ricerca magica al progetto di vendicarsi di una violazione inaccettabile. Gelosia, avidità e possessione si mescolano in un personaggio che, non dimentichiamoci, è di base saggio e simpatico.

final fantasy iv ds img002Ma è toccato a lui di essere quell’elemento della trama su cui viene scaricata la vendetta, sparata impropriamente addosso a Golbez in modo da eliminarla dagli orizzonti del cast, rivelandola per suicida e infertile. Tecnicamente, Edward raccoglie il desiderio irrealizzato di Tellah, ma il punto è sviluppato talmente poco da farci propendere fortemente per la teoria che questo genere di sentimento fosse comprensibile (quindi andava messo) ma fortemente inappropriato alla storia raccontata. Fin troppo aggressivo e infernale; e questa è pur sempre la storia di qualcuno che si imbarcato nel viaggio del paladino,una missione di protezione del mondo da ulteriore violenza, non certo un risolvere i propri conflitti per diventare un vendicatore di fanciulle vilipese.

Un padre fin troppo presente lascia dunque traumaticamente la storia, non prima di essersi pentito della sua durezza nei confronti dello spoony bard, in quanto Meteor ha bruciato, a morte, tutte le sue muraglie di crudezza e di biasimo.

Meteor è una grande pulizia, praticamente, come succederà difatti anche nel VII: si tratta sempre di un castigo purificatore striato di sentimenti di vendetta, il che è molto biblico, molto apocalittico. E biblicamente, l’ordine delle cose non accetta che un essere umano sia in grado di impartire un castigo mortale – il che è molto bello da parte di questo gioco, che in tutti i casi biasima l’omicidio e la vendetta violenta, cosa che in tempi moderni non si vede quasi mai. Il mondo che si sta cercando di riportare alla norma – quindi il mondo che si vuole, e si vuole perché è migliore e noi siamo i good guys – non ha riconosciuto l’esigenza di aspirazione divina di questo padre della generazione uscente.

Leviathan e Ashura

final fantasy iv art002Sono i sovrani del regno degli Eidolon, che in soldoni adottano Rydia come figlioccia; alcune teorie del fandom vogliono addirittura che Leviathan possa aver attaccato la nave appositamente per prelevare l’ultima invocatrice superstite, tanto perché nessuno venisse a cercarla dove non gli competeva. Ciò fa Rydia il topos folkloristico della bambina prodigio allevata da creature non umane.

Rydia è il personaggio femminile più notevole in questo capitolo. Certo, la protagonista femminile è Rosa, la quale però, a parte essere virtuosa and so so pretty e tutto il resto, donzella in difficoltà e love interest contesto che fornisce a personaggi sradicati e sbandati un primo pretesto per muoversi, non serve, diciamocelo, a molto. In ossequio (ahimè) ai vecchi cliché fantasy, la maga nera è un personaggio più intrigante e particolare di quella bianca.

Rydia, comunque, al contrario di Rosa, non fa da espediente e pretesto per nessuno: a un certo punto viene annullata dalla storia, e portata, come dicevo prima, “decisamente altrove”. Data per morta, non ha alcun peso su quel che succede fino al suo ritorno, dopo aver vissuto uno sviluppo personale in un mondo diverso con un tempo diverso; più che fornire un motore, salva il culo ai nostri eroi in qualità di aiutante soprannaturale praticamente ex machinaqualche tempo dopo.

Personaggio con una doppia natura come Cecil, mi sembra che la controparte femminile sia piuttosto lei; con tutte le debolezze concettuali di un gioco ancora essenzialmente imperniato sul pene, chiaro, ma compie anche lei lo spostamento dalla natura apparente a quella più nascosta; come Cecil deve, quasi paradossalmente, raffinarsi per tornare alle origini, così Rydia deve affinare le proprie capacità per potersi mettere soddisfacentemente in contatto con una sua metà più “primordiale”. In ambo i casi il cambiamento è un upgrade.

I genitori adottivi la tengono fuori dal mondo per un po’, quasi che l’avessero portata su un altro pianeta/luna. Non è dato sapere se Rydia avrebbe raggiunto gli stessi risultati se tutto fosse proceduto per il meglio, ma ci piace pensare di no: alla luce di quanto interpretato finora, se ci atteniamo a quello che solitamente succede nella Volksmärchen, ovvero se consideriamo la questione di orfanità come uno stato mentale che lo storyteller associa inconsciamente alla possibilità di una tela completamente bianca tutta da scrivere, allora Rydia, orfana, diventa tutto quello che diventa grazie al taglio netto.

A differenza di Cecil, non viene lasciata proprio sola come una pera, a fare penitenza venendo trasformata in rana, maiale e quant’altro: trova altre guide, per lo meno. Ed ecco che qui i genitori adottivi rappresentano finalmente una riconciliazione: adottano e istruiscono una specie diversa affinché non rimanga estinta, in un certo senso per continuare sé stessi. Adottano il diverso per non perdere il contatto con il mondo degli umani; per non ridurre il loro pianeta, insomma, a un povero solitario satellite lunare orbitante senza contatto attorno al mondo che vive ancora.

I personaggi di doppia natura diventano ambasciatori pacifici di entrambe le istanze, e i genitori si innestano in questo shift come simboli dello shift stesso: genitori biologici perduti, genitori adottivi ai quali si deve molto, e il passaggio affettivo traumatico segna il passaggio mentale parimenti traumatico da uno stato sofferente e segregato a uno splendente e migliore.

Cosa si può concludere, quindi, sul ruolo che queste figure poco esposte hanno svolto per i nostri personaggi e, di conseguenza, per la loro storia?
La situazione affettiva di partenza dei personaggi più significativi compone una storia nascosta del viaggio ascetico che conduce a un cambiamento, basatosull’accettazione e sulla comunicazione; i genitori prima, sparendo traumaticamente dalla vita dei loro figli, costituiscono per loro un trampolino, una molla per proseguire indipendentemente con la propria storia (anche Edge è emblematico da questo punto di vista), nonché la necessità di una meditazione estremamente ampia (sto pensando soprattutto a Cecil); poi, ricomparendo in qualche forma, fanno luce sulla verità, permettendo di chiudere definitivamente con la cortina di fumo delle precedenti mistificazioni, e di poter fare i conti serenamente con la natura più occulta di se stessi. Anche con il proprio retaggio più problematico. 

final fantasy iv psm img000

Beh. Nella speranza che la lettura dell’auto-decerebramento di un’appassionata della serie non abbia provocato all’utenza eccessive paresi facciali da sbadiglio e crisi di sbuffo, vi do appuntamento alla prossima puntata, con il ruolo del genitori in Final Fantasy VII!

Margherita Frati