Geralt di Rivia finisce sul grande schermo: annunciato il film di The Witcher

The Witcher 3

Con The Witcher 3: Wild Hunt, CD Projekt ha consegnato ai posteri un caposaldo assoluto della ruolistica videoludica, un lavoro che assurgerà prepotentemente a scomodissimo termine di paragone per chiunque vorrà cimentarsi nella programmazione di un RPG occidentale moderno. Tra i molti meriti della casa di produzione polacca, c’è quello di aver saputo riversare sui giocatori una sbalorditiva quantità di contenuto narrato di eccellente qualità: traendo ispirazione dal complesso intreccio tessuto da Andrzej Sapkowski nei suoi ormai noti romanzi, ne ha dipanato i temi e li ha efficacemente traslati in una forma lineare e “visiva”.

the witcher 3 artConsiderato il notevole successo ottenuto dal videogioco, era dunque questione di poco : in base alle notizie dell’ultima ora, la Platige Image, compagnia polacca già responsabile delle scene in cinematica di The Witcher 3, starebbe lavorando in coproduzione con gli Stati Uniti a un adattamento cinematografico della storia di Geralt di Rivia. Non di tutta, però: il film, programmato per il 2017, dovrebbe trattare nello specifico la trama di due racconti brevi, più specificatamente Lo strigo e Il male minore, entrambi presenti nella raccolta Il guardiano degli innocenti.

Il che, in teoria, sarebbe buona cosa: almeno secondo l’opinione del sottoscritto, i racconti di Sapkowski dedicati a Geralt di Rivia sono infatti di gran lunga più interessanti dei successivi romanzi, sia per la struttura naturalmente più densa e compatta, sia per l’abilità dell’autore nel rielaborare in modo originale alcune delle più celebri fiabe europee, restituendo la carica perturbante e misteriosa che esse possedevano prima di essere congelate all’interno dell’immaginario collettiva dalla volgare melassa disneyana. Il lato oscuro di questo progetto, sempre secondo il sottoscritto, sta invece nell’annunciato intervento statunitense, concretizzato nello specifico dalla partecipazione di consumati professionisti dell’entertainment americano come la sceneggiatrice Thania St. John (Buffy, Wild Cards etc.). Le coproduzioni garantiscono una maggiore disponibilità di fondi, e la possibilità di far breccia sul mercato d’oltreoceano è certo appetibile. Eppure, è più che lecito domandarsi se – e in caso affermativo, come – si riuscirà ad adattare lo spirito così intensamente europeo (o meglio sarebbe dire slavo) dell’opera originale, già magistralmente messo in scena da CD Projekt, con la narrazione semplificata e con l’innata genericità estetica così diffuse in tante produzioni statunitensi, anche videoludiche. Il rischio di voler diluire le molte complessità e asperità dei racconti allo scopo di sedurre lo spettatore abituato al fantasy bombardone e smarmellato di uno Skyrim, di un Dragon Age o di un Game of Thrones qualsiasi è parecchio alto. Che il film annunciato risulti dichiaratamente estraneo a qualsiasi coinvolgimento con CD Projekt (a quanto sembra detentrice unica del marchio The Witcher) non contribuisce ad attenuare le perplessità.

Ilya Muromets

Che poi, a ben vedere Cutie Honey era tipo la Edwige Fenech dei giapponesi.